Immagine di La sindrome dello shopping Vota la sindrome su Anoobi

www.cerchiamodavide.org
www.cerchiamodavide.org

Categorie:


addio estate
allarme in rete
alle falde del kilimangiaro
amica del cuore
apparenze
arte
attualità
auguri
bar
bellissima
bianca
blog
blog e burocrazia
bolle
buon anno
buoni propositi
caldo
cameriere
candidate
cari signori uomini
carta ddentità
cavalli
che palle sono malata
ci vuole stile
cioccolata bianca
cioccolata calda
clacson
collegio dei docenti
color color
cominciamo bene
commessa
commesse
commesse a colori
compleanno
confidenze
convenzioni
costanzo
crisi
demodè
desideri
doppia fila
editore
educazione civica
eleganza
elle
elvis
eminem
equilibrio
esami
esaurimento
evoluzioni
falene
fashion
ferragosto
feste
fiera del libro
folletto
follia
fontane
fotografie
gelati
gioia
graduatorie
grazia
grazie
grease
i veri perchè dellesistenza
integrazione
intervista
italiani
la7
la 7
la ex commessa è tornata
la sindrome della commessa
la sindrome dello shopping
latitanza
lavoretti
lavori
le colonne dercole
le mille bolle
leggerezza
libri
libro
licenziamento
linguaggio
lotteria
macchie
maleducazione
marzullo
maurizio
maurizio costanzo
meritocrazia
messaggero
metro
miraggi
moda
mulini a vento
nanni moretti
natale
neve
nightmare
noemi
nuovo libro
oroscopo
ortografia
pane
papa
paris
parlamento
pausa
pitiriasi
più libri più liberi
poteri parte prima
precari
precariato
premi
presentazione
radio
radio 101
radio capital
radio città futura
radio due
raffraddore
ragno pinolo
realtà
ristoranti
ritrovamenti
roma
rossetto rosso
saldi
sanguineti
sarà allergia
scarpe
scozia
scrivere
scuola
serbia
shop assistant
shopaholic
shopping
si ricomincia
siena
simone de beauvoir
sky
so che volano i pollini dei cipr
soap
soldi
sospiri
sotto e sopra
sottosopra
stampa
stella
stipendio
stornello
studenti
studiare e lavorare
taglie
teatro
teatro2
tesi
totò
tra il dire e il fare
tromba
tv
uomini
vanità
veline
video
vita da maestra
vocine
volare
vorreivorrei
zonzo
2009

RSS feed:

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Tutte le commesse:

Di recente in vetrina:

Vedi altri media

Sono passate di qui:

*loading* mesdames

 

Vi racconto la vera storia vera di una commessa...

Mi chiamo Francesca, sono nata e vivo a Roma.

Anche avendo ottenuto diploma e laurea con il massimo dei voti, studiando col sottofondo continuo dei miei professori che soventemente mi minacciavano "guarda che se non studi non potrai far altro che la commessa".

Ho lavorato come commessa per ben quattro anni : se i miei insegnanti avessero immaginato!

Lo scopo era cercare di non essere oggetto del crescente pregiudizio secondo cui “gli italiani sono tutti mammoni†ed essere indipendente nel più breve tempo possibile perché, si sa, una stanza tutta per se è essenziale almeno una volta nella vita.

Lavorare mi è servito per terminare i miei idealistici studi universitari: arti e scienze dello spettacolo.
Ma laurea, ai nostri giorni, non sempre significa impiego.
Lo sanno bene quanti, alle prese con il difficile mondo burocratico delle università, delle stanze in affitto e delle bollette da pagare ogni bimestre, cadono dalla dorata nuvoletta di sogni intitolata “da grande vorrei tanto essereâ€, per adeguarsi ad una vita fatta di compromessi e sogni disattesi.

Ho visto

attori servire la pizza e poeti seduti dietro la cassa di un supermarket.

Ma fare la commessa in un negozio di abbigliamento femminile può risultare un compito molto più arduo di quanto possa sembrare: le bizzarre e stravaganti richieste delle madames clienti mi hanno spesso lasciata perplessa.


"Avete pantaloni a mezzo sedere?" "Un colore più neutrale?" "Avete un maglione a scorza d'albero?".

Così, alle prese con le clienti incontentabili dell’affollato negozio del centro di Roma, ho accolto e cercato di accontentare, i desideri delle esigenti madames senza peraltro tralasciare di appuntare su un taccuino ben nascosto dagli occhi indiscreti, tutte le espressioni che tanto mi hanno fatto sorridere e imbarazzare.


Così è nato un libro edito dalla Newton Compton. :

un po' per divertimento, un po' per riflettere sul complicato mondo delle scelte: ma la gente ha ancora desideri, gusti personali o tutto è solo il frutto di uno spietato e calcolato condizionamento?
Uno stupidario della moda,
un dizionario degli incredibili termini utilizzati dalle madames clienti per definire abiti, colori, misure e tagli.
Ma anche un libro sul difficile compito della vita, scegliere, che non tralascia di raccontare la difficile realtà del precariato giovanile e della generazione dei trentenni accasati da mamma e papà e una storia che invita a non abbandonare le proprie passioni.


martedì, 16 giugno 2009

Integrazione

Si parla tanto di integrazione in questa terra dove la parola "integrato" spesso viene unicamente utlizzata per indicare se nell'automobile che un giorno comprerò a rate -se mai riuscirò ad avere uno stipendio considerato tale dalle finanziarie-  c'è già l'autoradio o il sistema satellitare.
E non serve a niente ribattezzare l'educazione civica col nuovo nome di "educazione alla cittadinanza" perché certe "norme" comportamentali non puoi impararle a scuola ma devi averle inoculate nel tuo DNA italiano prima di nascere.
Altrimenti non vedremmo scene paradossali come questa:

AMBIENTAZIONE: finestra di un appartamento dove vive un numero non ben identificato di famiglie filippine (gentilissime e ci tengo a sottolinearlo) che si affaccia proprio sulla strada sotto casa mia.

La macchina rossa di un signore filippino è parcheggiata in doppia fila bloccandone un'altra.
Il proprietario della macchina bloccata, innervosito dal fatto di non riuscire ad uscire, riconosce il proprietario filippino dell'altra macchina (quella rossa e in doppia fila) affacciato alla finestra.

Proprietario italiano " La vuoi togliere 'sta kazzo de macchina che non si esce?".
(N.B. La parolaccia è uscita in modo spontaneo, d'altronde a Roma è un intercalare piuttosto frequente, e non aveva alcun obiettivo offensivo).
Proprietario Filippino (arrossendo di imbarazzo o inverdendo di rabbia fate voi) "Ehi, tu non dici kazzo a me! Io sono in Italia da 14 anni e tu non devi dire Kazzo! Io so come funziona! Io metto in doppia fila la macchina e tu suoni clacson, io scendo e sposto! Ma tu non dici kazzo a me!"

P.I. "No scusa, non volevo offendere, dicevo per dire, sai come si dice quando hai fretta e ti viene un'esclamazione, non ce l'avevo mica con te! La sposti ora 'sta Kazzo di macchina?"

P.F. "Ancora tu dici kazzo! Amici! Sentito? Io 14 anni che sono in Italia! - a questo punto si rivolge dentro la stanza- amici lui dice kazzo!"
Gli amici del P.F. cominciano a spuntare come funghi dopo la pioggia dalla finestra, si affacciano uno per uno e non smettono più di farlo. Sono un'infinità!

Amici di P.F. "Chi ha detto kazzo?" "Chi è stato?" "Non dire kazzo signore!" "No!" Chi è stato?" "Noi italiani ormai, e tu non devi dire kazzo!" "Tu suona clacson come tutti e io sposto capito!".

P.I. "Va bene dai scusa, pensavo che se avessi chiesto, ci avresti messo meno a spostare  la macchina!"


La macchina è stata spostata. Adesso si tratta solamente di dare un'aggiustatina al codice della strada e anche a quello delle buone maniere. Così, tanto per essere tutti d'accordo su qualche regola e favorire l'integrazione.
No perché adesso sono confusa.
Se trovo una macchina in doppia fila che faccio? Dico kazzo o suono il clacson?
I vigili dite?
naaaaaaaaaaaaaaaaaa.
appuntato da venturo nel retro del negozio, alle ore 07:43 | link | commenti (33)
categorie: integrazione, clacson, doppia fila